Un buon bugiardino non mente

Che cos’è il bugiardino?

Il bugiardino, detto nell’uso “ufficiale” burocratico-amministrativo foglio (o foglietto) illustrativo, è definito dallo Zingarelli 2023 come il ‘foglietto accluso alla confezione di un farmaco, del quale spiega le caratteristiche, le indicazioni terapeutiche, la posologia e sim.’.

La sua elaborazione, sebbene sia stata regolamentata dal Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea, più precisamente dalla Direttiva 2001/83/CE (con integrazioni e revisioni: dir. 2003/94/CE, 2004/27 CE, 2008/29), è affidata liberamente ai singoli stati europei: in Italia, si fa riferimento al Decreto legislativo 24 aprile 2006 n. 219, con gli articoli 76 – Obbligo del foglio illustrativo, 77 – Contenuto del foglio illustrativo, 78 – Modifiche dell’etichettatura e del foglio illustrativo compatibili con il riassunto delle caratteristiche del prodotto, 79 – Segni o pittogrammi, 80 – Lingua utilizzata, 81 – Caratteristiche generali delle informazioni riportate nel foglio illustrativo e nelle etichettature, 82 – Conseguenze in caso di inosservanza delle disposizioni sull’etichettatura e sul foglio illustrativo (cfr. Di Pace 2019: 24-25). Ricordiamo, inoltre, che un farmaco prima di essere venduto necessita dell’AIC (Autorizzazione all’Immissione in Commercio), che può essere concessa dall’EMA (European Medicines Agency) a livello europeo, o dall’AIFA (Agenzia Italiana per il Farmaco) a livello nazionale, in collaborazione con il Ministero della Salute.

Generalmente un bugiardino deve contenere tutte le informazioni necessarie alla giusta assunzione del farmaco, dalla categoria farmaceutica (per es. analgesico e antipiretico, ossia antidolorifico e antifebbrile) alla posologia (ossia la dose, il modo e il tempo di somministrazione), dalla composizione fino alla scadenza. Possiamo schematizzare le informazioni  attraverso questa riproduzione del “Corriere della Sera” del 16 agosto 2019:

            Crediti: Corriere della Sera

La difficoltà di lettura del bugiardino

Uno degli aspetti più ostici del bugiardino è il suo ridotto grado di leggibilità. Chiunque si trovi a dover assumere un farmaco (o a doverlo somministrare, come nel caso di un genitore che deve dare una medicina al proprio figlio o viceversa), riscontra generalmente delle difficoltà a comprendere le informazioni contenute nel foglietto illustrativo. Un problema è dato dalla presenza di tecnicismi specifici (ossia termini propri della medicina che non possono essere sostituiti da altre parole, come per es. diabete) e collaterali (termini “legati non a effettive necessità comunicative, bensì all’opportunità di adoperare un registro elevato, distinto dal linguaggio comune”, cfr. Serianni 2005: 127-128, come per es. evento morboso).

Per ovviare a questo problema, sono stati compiuti analisi e studi, sfociati poi in direttive e regolamentazioni, a livello sia europeo che nazionale, per la redazione di bugiardini più semplici e chiari. Nel 2004 sul Bollettino d’informazione sui farmaci (da parte dell’AIFA, clicca qui per consultare l’archivio della documentazione) è apparso un articolo sulla fruibilità del foglietto illustrativo presso la cittadinanza che ha avuto il merito di avanzare nuove proposte per migliorare la scrittura del bugiardino. In realtà, come ricorda Di Pace (2019: 29-30), la prima direttiva europea è la numero 92/27/CE del 31 marzo 1992, “The labelling of medicinal products for human use and on package leaflets” (trad. ‘L’etichettatura dei medicinali per uso umani e i foglietti illustrativi’) (leggi il testo qui; in Italia è stata accolta con il Decreto attuativo n. 540 del 1992, qui il documento), ma che non sembra aver trovato piena realizzazione in Italia. In contemporanea, l’EMA nel 1996 ha nominato una Commissione (Working Group on the Quality Review of Documents ‘Gruppo di lavoro sulla revisione della qualità dei documenti’) per dare indicazioni più precise alle case farmaceutiche sulla redazione dei foglietti illustrativi. Nel 1998 la Commissione ha elaborato un documento di guida (Guideline on the readability of the label and package leaflet of medicinal products for human use ‘Linee guida per la leggibilità dell’etichetta e del foglietto illustrativo dei medicinali per uso umano’, successivamente rivisto nel 2009: qui il testo), insieme a una serie di modelli specifici nelle diverse lingue nazionali dei Paesi membri dell’Unione europea, i cosiddetti QRD-Templates. In Italia il Ministero della Salute italiana ha cercato a sua volta di migliorare la leggibilità del bugiardino attraverso l’istituzione della Commissione Unica del Farmaco (1997), a seguito di un decreto ministeriale (circolare n. 13 del 16-10-1997: leggi qui). Da ultimo, il Decreto legislativo n. 219 del 2006 (qui il testo) ha avanzato alcune proposte per migliorare la lettura del foglietto illustrativo.

Questa lunga serie di interventi ha portato alla creazione di modelli diversi di bugiardini che si sono susseguiti nel corso del tempo. Inoltre, le diverse tipologie di farmaci presenti oggi sul mercato (come per es. i farmaci OTC) comportano foglietti illustrativi differenti. Proprio in seguito a questi due fattori, non esiste un modello testuale unico di bugiardino uguale per tutti i farmaci, bensì una pluralità di modelli testuali. Di Pace (2019: 35) parla di una vera e propria stratificazione e individua tre modelli (ivi: 37): il primo di stampo più tradizionale; il secondo quasi totalmente esclusivo dei farmaci di automedicazione; l’ultimo con un’articolazione più precisa, che generalmente rispetta le linee guida elaborate dall’EMA. Questa ultima tipologia, ad esempio, si differenzia dalle altre, oltre che per una leggibilità migliore e per uno stile di scrittura più semplificato, anche nella struttura. Solitamente comprende:

  1. Elenco di avvertenze
  2. Indice
  3. Strutturazione del testo in diversi punti (1. Che cosa è X e a cosa serve; 2. Cosa si deve sapere prima di prendere X; 3. Come prendere/usare X; 4. Possibili effetti indesiderati; 5. Come conservare X; 6. Contenuto della confezione ed altre informazioni), a loro volta suddivisibili in sottoparagrafi.

Le ipotesi sull’origine del termine

Il sostantivo, com’è evidente, è un alterato dell’aggettivo e sostantivo bugiardo, al quale è stato aggiunto il suffisso con valore diminutivo –ino, che non solo rimanda alle piccole dimensioni del foglio, ma attenua ironicamente il valore semantico negativo di bugiardo. Il termine sembra essere nato in ambito medico-ospedaliero, come voce gergale ironica che ha trovato soltanto in seguito un buon accoglimento un po’ in tutta Italia (così come risulta dalle inchieste legate alla ricerca “La lingua delle città”, cfr. Nesi-Poggi Salani 2013). Rispetto, infatti, al sinonimo foglietto illustrativo, bugiardino ha dalla sua parte il fatto di essere una parola più semplice oltreché espressiva (si pensi ad altri casi in cui alcuni nomi familiari hanno più successo dei nomi tecnici nati in ambito medico, come per es. la mucca pazza rispetto all’encefalopatia spongiforme bovina, gli orecchioni rispetto a parotite, ecc.). Inoltre, bugiardino è un’esclusività italiana: negli altri paesi si preferiscono termini denotativi, d’uso “ufficiali”. Ad esempio in Francia si parla di notice, in Spagna di prospecto de un medicamento e in Romania di prospect.

Ma da dove viene il termine bugiardino? Sulla scorta di alcuni studi (Setti 2003; Di Pace 2019), possiamo individuare alcune ipotesi sulla nascita del termine. Le prime due, seppur suggestive, non sono molto convincenti:

  1. In Toscana, e più precisamente nell’area senese, diverso tempo fa la locandina dei quotidiani esposta fuori dalle edicole era chiamata bugiardo.
  2. Durante il Fascismo, il giornale «Il Telegrafo», probabilmente di proprietà della famiglia Ciano, era soprannominato dagli antifascisti il bugiardello (Gelati 1992).

Molto più verosimile la terza ipotesi:

  1. In un primo momento, quando ancora le norme sul farmaco non obbligavano le case farmaceutiche a esplicitare i rischi e le controindicazioni del prodotto, il foglietto illustrativo tendeva a omettere alcune informazioni importanti, in particolare tutti gli aspetti negativi (dagli effetti collaterali alle insorgenze più gravi) e quindi a “non dire tutta la verità”.

Oggi, tuttavia, in seguito all’entrata in vigore di leggi e norme più attente alla produzione dei farmaci, il foglietto illustrativo deve obbligatoriamente contenere tutte le informazioni necessarie. Proprio per questo Serianni crede che ormai “i foglietti illustrativi dei medicinali sono chiamati del tutto impropriamente ‘bugiardini’: non contengono nessuna promessa pubblicitaria, anzi possono spaventare il paziente che si sofferma a leggere la lunga minacciosa serie degli effetti collaterali” (Serianni 2005: 45). Si potrebbe allora affermare che il termine è oggi usato con valore antifrastico, cioè con un significato opposto a quello proprio? In realtà, si potrebbe sostenere che il bugiardino, costretto a non ‘mentire’ più, ha iniziato ‘nascondere’ sotto parole difficili e frasi complesse le sue informazioni, rendendole quasi inaccessibili al comune cittadino. Ma gli interventi legislativi, il lavoro costante di linguisti e di commissioni apposite nominate dal Ministero, che procedono nella direzione della chiarezza e della semplificazione dei testi destinati al grande pubblico ha già dato dei frutti e ci lascia ben sperare per il futuro.

Kevin De Vecchis

 

Crediti foto: socialfarma.it

Condividi questo articolo

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su email

Bibliografia

Di Pace 2019 = Lucia di Pace, La lingua del bugiardino. Il foglietto illustrativo tra linguaggio specialistico e linguaggio comune, Firenze, Franco Cesati Editore.

Gelati 1992 = Giovanni Gelati, Parlare livornese, Livorno, Ugo Bastogi Editore.

Nesi-Poggi Salani 2013 = Annalisa Nesi – Teresa Poggi Salani, La lingua delle città, in La lingua delle città. LinCi. La banca dati, a cura di Annalisa Nesi – Teresa Poggi Salani, Firenze, Accademia della Crusca, pp. 7-99 (con dvd).

Serianni 2005 = Luca Serianni, Un treno di sintomi. I medici e le parole. Percorsi linguistici nel passato e nel presente, Milano, Garzanti.

Setti 2003 = Raffaella Setti, Perché il foglietto illustrativo dei farmaci viene chiamato bugiardino?, in «La Crusca per Voi», 27 (2003), pp. 10-11 (consultabile all’indirizzo: https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/perche-il-foglietto-illustrativo-dei-farmaci-viene-chiamato-bugiardino/157).

Torna su