Il rischio in sanità: il risk management, o meglio la gestione del rischio

Che cos’è la gestione del rischio?

Con la locuzione gestione del rischio, o in inglese risk management, si intende il ‘processo aziendale volto alla gestione completa ed integrata dei rischi, mediante attività sistematiche quali identificazione, misurazione, valutazione, trattamento del rischio’ (definizione tratta da ANRA). Si tratta di un’espressione che ci catapulta nel mondo dell’economia e dell’amministrazione aziendale. Tuttavia, il concetto alla base di questo processo, ossia il rischio, è presente anche nel mondo sanitario. Parliamo, in questo caso, di rischio clinico e di gestione del rischio clinico (Clinical risk management in inglese).

Il Ministero della Salute, con una commissione tecnica, nel DM del 5 marzo 2003, ha stilato un documento intitolato Risk management in Sanità. Il problema degli errori (leggi qui). Al suo interno il rischio clinico viene definito come la “probabilità che un paziente sia vittima di un evento avverso, cioè subisca un qualsiasi ‘danno o disagio imputabile, anche se in modo involontario, alle cure mediche prestate durante il periodo di degenza, che causa un prolungamento del periodo di degenza, un peggioramento delle condizioni di salute o la morte’ (Kohn, Institute of Medicine 1999)”. Per arginare il rischio clinico, secondo il documento, le singole strutture sanitarie (a livello aziendale, regionale o nazionale) devono attivare iniziative di gestione del rischio che si articolano in diverse fasi che richiedono il coinvolgimento di diversi attori del sistema sanitario:

  1. conoscenza ed analisi dell’errore
  2. individuazione e correzione delle cause dell’errore
  3. monitoraggio delle misure messe in atto
  4. implementazione e sostegno attivo delle soluzioni proposte

Uno sguardo alla Toscana

La Regione Toscana ha predisposto il Centro Gestione Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente (visita il sito), che si occupa di promuovere la cultura della sicurezza, attraverso la condivisione e la sperimentazione sul campo delle pratiche per la sicurezza, che vengono poi analizzate per adattarle alla realtà del territorio e verificarne l’efficacia.

Come si legge dal sito, il Centro è stato istituito con la delibera della Giunta regionale n. 1179 del 10 novembre 2003, ed è stato riconosciuto come organismo del governo clinico dalla Legge regionale n. 40 del 2005 (ossia “Disciplina del servizio sanitario regionale”). Il Centro è composto da professionisti di differenti aree disciplinari e di un comitato tecnico-scientifico istituito dal Presidente della Giunta regionale con il decreto n. 80 del 2017. Inoltre, con la delibera della Giunta regionale n. 62 del 3 febbraio 2014, il Centro organizza la sua attività grazie a tre coordinamenti di area vasta e la sua organizzazione è stata definita dalla delibera della Giunta regionale n. 75 del 2018. Dal 2016 il Centro Gestione Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente collabora con l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dal punto di vista linguistico…

Iniziamo con il dire che né la locuzione inglese, formata dai due sostantivi risk ‘rischio’ e management ‘gestione’ secondo la sequenza determinante + determinato propria della lingua inglese, né quella italiana, in cui vi è invece la sequenza determinato (sostantivo gestione) + determinante (sostantivo rischio in funzione di complemento di specificazione introdotto dalla preposizione articolata del), sono registrate dalla lessicografia italiana: non sono infatti presenti nel GDLI, nel GRADIT, nello Zingarelli 2022, nel Devoto-Oli 2022 (in quest’ultimo è però possibile trovare la locuzione risk manager, ossia il ‘dirigente incaricato di prevedere e gestire i potenziali rischi economici, ambientali, ecc., connessi all’attività di un’azienda’, propria del settore specialistico dell’amministrazione aziendale e con prima attestazione nel 2000). Se guardiamo, invece, alla lessicografia specialistica, ossia quella che si occupa di raccogliere e definire i termini dei cosiddetti linguaggi specialistici o settoriali, è possibile trovare risk management nel Dizionario di Economia e Finanza del 2012 della Treccani. E in Google Libri, dopo un’isolata attestazione del 1968 riferita al mondo americano, si trovano esempi già alla fine degli anni Settanta.

Del resto, in italiano la parola management, propria dell’ambito dell’economia e dell’amministrazione aziendale e definita come il ‘complesso delle funzioni relative all’amministrazione, direzione e gestione di un’azienda’ (Zingarelli 2022), risulta ben acclimatata (così come anche manager), tanto che sono entrate in italiano varie locuzioni formate dalla suddetta parola. Ne riportiamo alcune estratte dal Devoto-Oli 2022: asset management ‘la gestione delle risorse di un’azienda o di un’istituzione’, cash management ‘fornitura telematica di informazioni sulla situazione dei conti aziendali’, change management ‘il complesso delle attività e degli strumenti con cui un’azienda gestisce l’introduzione di un’innovazione tecnologica o il cambiamento della propria impostazione e della propria struttura organizzativa’, facility management ‘l’insieme delle mansioni relative alla gestione degli edifici, degli impianti e dei servizi connessi a un’azienda e alle sue attività’, project management ‘staff di tecnici che riunisce diverse competenze professionali, in grado di assicurare la realizzazione di impianti industriali o il rinnovamento di quelli esistenti’ o anche ‘la progettazione industriale considerata nei suoi aspetti gestionali’ e top management ‘alta dirigenza’.

Per quanto riguarda, invece, gestione del rischio, espressione che in Google Libri risulta attestata dal 1916 e abbastanza diffusa in testi degli anni Trenta, la sua assenza nei dizionari non deve sorprenderci: non è sempre possibile per i vocabolari registrare tutte le unità polirematiche proprie dei linguaggi specialistici. Ad esempio, alla voce gestione, il Devoto-Oli 2022 riporta soltanto le seguenti locuzioni: dall’economia gestione d’affari ‘compimento spontaneo di attività giuridica o materiale per conto e nell’interesse di altri senza averne ricevuto l’incarico’, gestione del debito pubblico ‘insieme delle strategie che utilizzano il debito pubblico per il raggiungimento degli obiettivi di politica economica e monetaria prefissati (per es. modificando le scadenze dei titoli, ecc.)’, gestione ordinaria ‘insieme delle operazioni connesse allo svolgimento dell’attività principale di un’impresa’, gestione straordinaria ‘insieme delle operazioni connesse allo svolgimento di attività diverse da quelle caratteristiche dell’impresa’; dalla finanza gestione di patrimoni mobiliari ‘attività di investimento finanziario di patrimoni di terzi svolta da professionisti abilitati’, gestione collettiva del risparmio ‘attività consistente nell’organizzazione di fondi comuni di investimento e nella gestione del patrimonio di organismi di investimento collettivo del risparmio, svolta da società a ciò legalmente autorizzate’; infine, dall’amministrazione gestione del personale ‘attività volta a regolare e organizzare le relazioni che intercorrono fra l’azienda e i suoi dipendenti’.

Sebbene, dunque, l’italiano disponga di una locuzione alternativa, molti preferiscono usare la locuzione inglese (abbiamo visto all’inizio il caso del Ministero della Salute che ha intitolato il documento Risk management in Sanità. Il problema degli errori). Ciò è dovuto dal fatto che la lingua parlata nelle aziende (il cosiddetto aziendalese) e la lingua dell’economia risentono del prestigio dell’inglese. Tuttavia, una breve ricerca in internet dimostra che gestione del rischio ha ancora una buona tenuta nella nostra lingua: nelle pagine italiane di Google la locuzione inglese ha circa 3.180.000 risultati, molto inferiore rispetto ai risultati di quella italiana, ossia 6.590.000 (dati aggiornati al 13/5/2022). Nella stampa la differenza è più ridotta: nell’archivio della “Repubblica” abbiamo 619 risultati per “risk management” e 702 di “gestione del rischio” (dati aggiornati al 13/5/2022).

Concludiamo con un piccolo elenco, tratto da Patota-Della Valle 2016, che invita i lettori a non eccedere nell’uso di parole inglesi usate nell’aziendalese perché perfettamente sostituibili da quelle italiane:

 

aziendalese italiano
advertising pubblicità
benchmarking confronto
brand marchio
briefing riunione
buyer responsabile acquisti
coffee break pausa caffè
convention congresso
feedback risposta, riscontro
meeting incontro, riunione
mission obiettivo
report relazione
seller venditore
speech discorso, intervento
target obiettivo
team gruppo di lavoro
team leader capogruppo
top management vertice
vision punto di vista

 

Kevin De Vecchis

 

Crediti immagine: towfiqu-barbhuiya

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Bibliografia

Patota-Della Valle 2016 = Giuseppe Patota – Valeria Della Valle, Senza neanche un errore, Milano, Sperling & Kupfer, 2016.

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