Una parola latina entrata nella sanità: videat

Che cos’è il videat?

Il termine videat può essere definito come “esame o visita specialistici prescritti da un medico a un paziente” (cfr. la definizione sul glossario). Se un medico, infatti, durante il percorso di cura del suo paziente ritiene che i dati clinici derivanti da analisi, visite o esami non siano sufficienti, può prescrivere al paziente una consulenza specialistica presso un altro medico per completare e approfondire il quadro clinico. Per questo videat è spesso accompagnato da una serie di aggettivi che specificano di quale esame o visita si tratti; esiste il videat cardiologico, neurologico, oculistico e così via.

Da dove deriva la parola?

Il termine videat è uno pseudo-latinismo (cfr. Serianni 2005; Orletti-Iovino 2018), cioè una voce creata sul modello del latino ma inesistente nel lessico di tale lingua, almeno con questo significato. In latino, infatti, videat è una forma verbale, o meglio la terza persona singolare del congiuntivo presente del verbo latino video ‘vedere, sembrare’. In italiano, invece, la nostra parola è entrata come sostantivo maschile invariabile all’interno del linguaggio specialistico d’ambito medico con tutt’altro significato. Questa tipologia di parole è definita da Bruno Migliorini (1975) come “nomi cartellino”. Si tratta di nomi, come spiega Anna Maria Thornton (cfr. Grossmann-Rainer 2004, § 7.2.3.7.1), che “coincidono con forme verbali, sia italiane che latine, flesse nei più vari tempi, modi e persone”. Tra i vari esempi che possiamo fare ci sono credo, utilizzato in una preghiera cristiana (si veda sul sito della Crusca la risposta di Paolo D’Achille, Credo è anche plurale: non credi?), distinguo e memento, esclamazioni come viva, o parole di ambito giuridico, come proclama, vaglia, visto, nulla osta e, tornando al latino, imprimatur e placet; si potrebbero aggiungere anche lavabo e, sempre in ambito medico, placebo.

Il suo uso pone dei problemi?

Il termine videat non fuoriesce quasi mai dall’ambito medico, rimanendo appannaggio dei soli esperti (medici, operatori sanitari) finché non viene scritto su un referto o una prescrizione medica consegnata al paziente. In questo caso, il paziente può non conoscere il significato della parola (e spesso infatti non lo conosce) e allora la comunicazione medico-paziente per colpa dell’utilizzo di un termine poco chiaro da un punto di vista morfologico e lessicale viene ostacolata. Videat rappresenta infatti un tecnicismo collaterale (Serianni 2005), cioè un sostantivo (ma rientrano nella categoria anche locuzioni preposizionali, espressioni e verbi) appartenente a uno o più ambiti settoriali della lingua, come la medicina nel nostro caso, che viene usato da parte degli specialisti con lo scopo d’innalzare il proprio registro stilistico, non di rado creando una vera e propria barriera linguistica (ed epistemica) con i “non addetti ai lavori”. Quando il medico decide di usare la parola videat per iscritto ostacola la comprensione del destinatario, a patto che quest’ultimo non sia un altro medico o uno specialista (oppure una persona che ha studiato il latino e che sia dotata di un certo intuito…).

Ci sono alternative?

La parola videat rappresenta un caso singolare tra i termini medici di derivazione latina. Infatti, non gode di una lunga tradizione scientifica, ma è stato introdotto in italiano solo a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Ma la nostra lingua dispone già da tempo di alternative possibili, come ad esempio esame o visita. Queste sono di immediata comprensione e non pongono problemi da nessun punto di vista. Perché non usarle?

 

Kevin De Vecchis

 

Crediti immagine: Scott Graham

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Bibliografia

Grossmann-Rainer 2004 = Maria Grossmann, Franz Rainer (a cura di), La formazione delle parole in italiano, Tübingen, Niemeyer, 2004.

Migliorini 1975 = Bruno Migliorini, I nomi-cartellino, in «Archivio Glottologico Italiano», LX, 1975, pp. 222-227.

Orletti-Iovino 2018 = Franca Orletti, Rossella Iovino, Il parlar chiaro nella comunicazione medica. Tra etica e linguistica, Roma, Carocci, 2018.

Serianni 2005 = Luca Serianni, Un treno di sintomi. I medici e le parole: percorsi linguistici nel passato e nel presente, Milano, Garzanti, 2005.

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