Il termine anoressia deriva dal greco ἀνορεξία (transl. anorexia) ed è un composto del prefisso privativo ἀν- e della parola ὄρεξις che, derivando a sua volta dal verbo ὀρέγω (tendere, tendersi verso), si sviluppa nel doppio significato di “appetito” o “desiderio”. Il termine anoressia indica una mancanza di desiderio o un aperto disgusto verso il cibo, condizione che può essere passeggera – ad esempio come sintomo di malattie febbrili o gastriche – o un disturbo del comportamento alimentare, più specificamente conosciuto come anoressia nervosa.
L’anoressia nervosa viene studiata per la prima volta nel 1689 da Richard Morton ma ottiene il suo nome e una più accurata definizione alla fine del XIX secolo per mano di Sir William Gull e (separatamente) Ernest-Charles Lasègue. Nel 2013 è stata inserita nel DSM-5 nella più ampia categoria diagnostica chiamata “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione” e caratterizzata da una preoccupazione per il proprio peso o immagine corporea che risulta nella restrizione sistematica dell’assunzione di cibo e/o calorie.
Ad oggi viene divisa in due tipologie:
- di tipo restrittivo: l’assunzione di cibo viene fortemente limitata
- con condotte di eliminazione: ad assunzioni sproporzionate di cibo vengono alternati metodi di espulsione quali, ad esempio, l’induzione del vomito
In Italia oltre 3 milioni di persone convivono con un disturbo del comportamento alimentare e sono 540mila quelle che soffrono di anoressia (circa l’1% della popolazione) di cui il 90% donne. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità l’età di insorgenza più frequente è tra i 15 e i 25 anni ma sono in aumento i casi tra i minorenni[1]. La rilevanza della percezione di sè nei disturbi del comportamento alimentare rende la componente culturale un nodo cruciale nell’analisi di questa patologia: la presentazione di ideali di bellezza irraggiungibili da media tradizionali e digitali così come l’incentivo intragruppo alla conformità a questi modelli possono alimentare un comportamento autodistruttivo in nome di accettazione, amore o felicità ottenibili solo col “giusto” corpo. Emblematica in questo senso l’insorgenza di comunità e contenuti Pro-Ana, Thinspo e Pro-Mia (pro anoressia e pro bulimia)[2] dove vengono condivisi consigli per sopprimere la fame, incitamenti al digiuno, obiettivi di dimagrimento, esperienze riguardanti la propria vita con il disturbo alimentare e foto di corpi in vari stati di estrema magrezza considerati desiderabili o d’ispirazione.
In risposta a requisiti estetici spesso opprimenti nascono i movimenti di body positivity (nato negli Stati Uniti negli anni 60’ e 70’) e più di recente di body neutrality. La body positivity nasce in risposta alla stigmatizzazione delle persone sovrappeso e si sviluppa ampliando il focus sull’accettazione e l’apprezzamento di tutti i corpi, al di là delle norme esterne e indipendentemente dai motivi per cui venivano disprezzati o sottorappresentati. La body neutrality, invece, sposta l’attenzione dall’estetica alla funzionalità riducendo l’importanza dell’aspetto fisico nella definizione dell’identità e del valore individuale in un atteggiamento, per l’appunto, neutrale.
Se tu o qualcuno che conosci state affrontando un disturbo alimentare o una patologia anoressica esistono punti di supporto specializzati sia a livello nazionale che nel sistema territoriale regionale. A livello nazionale il numero unico di supporto è 800-180-969 (SOS Disturbi Alimentari) mentre a livello territoriale sono disponibili risorse riscontrabili agli indirizzi riportati di seguito nonché (nel caso di persone tra i 13 e i 26 anni) i Consultori Giovanili che offrono supporto psicologico anche relativamente ai disturbi alimentari.
USL Toscana Centro: https://www.uslcentro.toscana.it/disturbi-alimentari-centro-trattamento
USL Nord-Ovest: https://www.uslnordovest.toscana.it/comunicati-stampa/15293-centro-arianna-a-pisa-un-punto-di-riferimento-per-la-cura-dei-disturbi-alimentari
[1] Fonte Istituto Superiore di Sanità per Ansa: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2025/05/31/disturbi-alimentari-per-3-milioni-di-italiani-di-cui-80-donne_8ccf0af3-8fcf-4812-83c9-9cfa330ea2b1.html#:~:text=Disturbi%20alimentari%20per%203%20milioni,Stili%20di%20Vita%20%2D%20Ansa.it
[2] Mento, C., Silvestri, M. C., Muscatello, M. R. A., Cedro, C., Pandolfo, G., & Zoccali, R. A. (2021). Psychological impact of pro-anorexia and pro-eating disorder websites on adolescent females: A systematic review. International Journal of Environmental Research and Public Health, 18(4), 2186.
di Agnese Bardelli – Federsanità ANCI Toscana
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